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Parte 1° - La mia Astronomia

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La mia Astronomia
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Le due facce della Luna
La Luna è l'unico satellite naturale della Terra. Il suo nome proprio, "luna", viene spesso usato anche con l'iniziale minuscola per indicare i satelliti naturali di altri pianeti. La sua orbita ha una distanza media di circa 384.400 km dalla Terra, una distanza sufficiente per essere osservata a occhio nudo, permettendo di distinguere macchie scure e chiare sulla sua superficie. Le macchie scure sono chiamate mari, regioni quasi piatte composte da detriti di colore scuro, mentre le aree chiare sono chiamate terre alte o altopiani, che si trovano una quota più elevata rispetto ai mari, con rilievi che raggiungono anche 8.000-9.000 metri. La Luna ha una rotazione sincrona, il che significa che si rivolge sempre lo stesso lato verso la Terra. Il suo lato nascosto è rimasto sconosciuto fino a quando una navicella sovietica non lo fotografò per la prima volta. Nel corso del suo moto orbitale, l'aspetto della Luna cambia a causa del suo orientamento rispetto al Sole, generando le fasi lunari, che fin dall'antichità hanno aiutato l'uomo, soprattutto in ambito agricolo. Nella mitologia greca, la Luna era rappresentata dalla dea Selene, e sin dai tempi più remoti si credeva avesse un'influenza sui raccolti, sulle carestie e sulla fertilità. La sua influenza si estende alla vita sulla Terra, regolando i cicli riproduttivi di molte specie animali e vegetali, i periodi di caccia e le maree, oltre a contribuire alla stabilità dell'asse di rotazione terrestre. Si ipotizza che la Luna si sia formata circa 4,3 miliardi di anni fa, poco dopo la nascita della Terra. La teoria più accreditata sulla sua origine è quella secondo cui la Luna si sia formata dall'aggregazione di detriti generati dalla collisione tra la Terra e un oggetto delle dimensioni di Marte, chiamato Theia. Il simbolo astronomico della Luna (☾) rappresenta una sua fase e si trova a Nord e Sud del Pianeta. La superficie visibile della Luna è caratterizzata dalla presenza di circa 300.000 crateri da impatto, inclusi quelli con un diametro inferiore a 1 km. Il cratere più grande è il bacino Polo Sud-Aitken, con un diametro di circa 2.500 km e una profondità di 13 km.
Conosciamo il nostro Satellite
Il termine italiano "Luna" solitamente minuscolo nell'uso comune, non astronomico, derivato dal latino lūna, da un più antico louksna, a sua volta proveniente dalla radice indoeuropea leuk- dal significato di "luce" o "luce riflessa", la stessa radice anche l'avestico raoxšna "la brillante", e altre  lingue slave, nell'armeno e nel tocario, paralleli si sono trovate nel sanscrito chandramā "luna", vista come una divinità e nel greco antico σελήνη selḗnē , da σέλας sélas, "fulgore" del fuoco, "splendore", alcuni mantengono il significato di "lucente", sebbene siano di diversi etimi. Lingue germaniche e quelle baltiche, il nome della Luna proviene dal proto-germanico mēnōn, assimilato, si crede, dal greco antico μήν e dal latino mensis che derivavano dalla radice indoeuropea me(n)ses, dal significato odierno di mese. Da mēnōn derivò probabilmente quello anglosassone mōna, variato successivamente in mone attorno al XII secolo, quindi nell'odierno moon. L'attuale termine tedesco Mond è etimologicamente strettamente correlato a quello di Monat "mese" e riferendosi al periodo delle sue fasi lunari, così come nel lettone mēness "luna" e mēnesis "mese".

Nei tempi Antichi
Nei tempi antichi vivevano molte culture, nomadi, che credevano  alla Luna che morisse ogni notte, calando nel mondo delle ombre: altre culture credevano che la Luna inseguisse il Sole.  Ai tempi di Pitagora, come riteneva la scuola pitagorica, era affermazione di pianeta. Il primo sviluppo dell'astronomia fu la comprensione dei cicli lunari. Già nel V secolo a.C. gli astronomi babilonesi presero nota dei cicli di ripetizione "saros" delle eclissi lunari e astronomi indiani presero nota dei moti di elongazione della Luna. Nel tempo fu spiegata l'apparente forma della Luna, le fasi, e il come della Luna piena. Anassagora fu il primo, nel 428 a.C.,ad affermare che Sole e Luna fossero delle rocce tonde, con il primo con  luce propria che la seconda riflette. Sebbene i cinesi della dinastia Han credevano che la Luna avesse energia di tipo Ki, la loro teoria riteneva che la luce della Luna fosse il riflesso di quella del Sole. Jing Fang, vissuto tra il 78 e il 37 a.C., notò  che la Luna avesse una certa sfericità. Nel secondo secolo dopo Cristo, Luciano di Samosata scrive un racconto dove gli eroi galoppavano fino alla Luna, scoprendo che era disabitata. Nel 499, l'astronomo indiano Aryabhata scrisse nella sua opera Aryabhatiya che la causa della brillantezza della Luna è proprio la riflessione della luce solare
Mappa della Luna di J. Hevelius
L'Emu Celeste
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