Termico
L'inquinamento termico ha due tipologie:
diretto, quando la fonte inquinante è diretta, portando energia termica nell'ecosistema in cui si pone, essendo causa di innalzamento immediato e elevato di temperatura.
indiretto, quando la fonte delle sorgenti inquinanti le ritroviamo in scala globale. In questo modo le fonti inquinanti sono fondamentalmente gas che variano il clima, come il metano, idrocarburi alogenati e anidride carbonica, responsabili dell'effetto serra.
Le conseguenze del diretto:
L'inquinamento termico diretto è quasi sempre indotto alla situazione cui un'industria getta in mare o in fiume tonnellate di acque da raffreddamento con effetti pesanti alla biologia degli ecosistemi acquatici:
a - aumento delle specie tolleranti di calore
b - aumento di batteri con altri agenti patogeni
c - perdita o moria delle specie intolleranti al calore
d - morte della flora batterica
e - cambiamenti nella struttura delle comunità e nel funzionamento dell'ecosistema.
Importante ricordare che l'aumento della temperatura comporta calo della solubilità dell'ossigeno che provoca la perdita di specie sensibili.
Anche la zona urbana può considerarsi un inquinamento termico diretto, i centri urbani, infatti, hanno la temperatura maggiore di 3,5-8 °C rispetto alle periferie o alla campagna.
Luminoso
Per inquinamento Luminoso qui di seguito è più che sufficiente:
Da opera Omnia di C. Rossi, "La morte del cielo stellato e inquinamento luminoso", la lotta per salvare l'astronomia; la tecnica, la legislazione, le Norme, l'ottimizzazione degli impianti di illuminazione per esterni. Edizione digitale eBook anno 2014. Collana di astronomia Volume IV. AVVISO EDITORIALE
Il presente libro è un'opera tecnico scientifica astronomica, scritta principalmente per la salvaguardia del cielo notturno, la lotta contro l'inquinamento luminoso e l'incoraggiamento a risparmiare energia
Da pag 16:
effetti sull'uomo e sull'ambiente
L'inquinamento luminoso ha molteplici effetti negativi sull'uomo e sul mondo che lo circonda:
a) culturale. La cultura popolare del cielo è ormai ridotta ad eventi particolari di tipo astronautico; perdendo il contatto diretto con il cielo l'uomo si è impoverito rispetto alle culture millenarie degli antichi popoli orientali: possiamo dire che gli antichi percepivano l’universo a tre dimensioni, mentre a noi viene a mancare completamente la visione “profonda”di ciò che sta sopra di noi. A titolo di esempio si pensi che gran parte degli scolari vedono le costellazioni celesti solo sui libri di scuola e gli abitanti delle grandi città non hanno mai visto una stella. Si pensi che la notte successiva all'ultimo grande terremoto che colpì la città di Los Angeles una miriade di chiamate intasò i centralini telefonici degli istituti scientifici della California per sapere che cosa fosse accaduto in cielo. In realtà si trattava solo del fatto che la momentanea sospensione di energia elettrica in molte zone della città e la parziale distruzione di molti impianti di illuminazione avevano reso visibili ai cittadini quel cielo stellato che i più non avevano mai visto. Ormai sembra che l'uomo pascoli, la sua vista è rivolta sempre a terra.
b) artistico. Passeggiando nei centri storici delle città o nelle loro zone artistiche si noterà come l'uomo con una illuminazione cervellotica riesca a deturpare tanta bellezza, studiata e realizzata con abnegazione dagli artisti; luci e poi luci, fari che illuminano a giorno le piazze. In molte città, negli ultimi anni, sono stati installati degli orrendi impianti di illuminazione, spesso rivolti verso il cielo, deturpando così i già degradati centri storici. L'illuminazione delle zone artistiche e dei centri storici deve essere mirata e deve integrarsi con l'ambiente circostante in modo che le sorgenti illuminanti diffondano i raggi luminosi in maniera soffusao come si suol dire “a raso”, dall'alto verso il basso, così da mettere in risalto le bellezze dei monumenti. Inoltre, ci domandiamo a che serve illuminare a giorno un monumento od un palazzo alle tre di notte, con impianti da migliaia di Watt, magari in pieno inverno con una temperatura di 10° sotto zero, quando neanche un cane gira per la città! Basterebbe spegnere
l’impianto.
c) scientifico. Dell’effetto scientifico si è già accennato; si può notare, inoltre, che al disagio creato ai professionisti si aggiunge il danno gravissimo per gli astrofili che, per osservare il cielo, devono trasformarsi in esuli della notte, andando a cercare cieli bui molto lontano dalla propria abitazione, a decine o addirittura a centinaia di km di distanza.
d) ecologico. Vale la pena ricordare che qualsiasi attività naturale/artificiale può essere benefica per l’uomo e l’ambiente se viene elargita in maniera adeguata. L’illuminazione notturna ha sicuramente un effetto negativo sull'ecosistema circostante, e flora e fauna vedono modificati il loro ciclo naturale notte-giorno. Il ciclo della fotosintesi clorofilliana che le piante svolgono nel corso della notte può subire alterazioni dovute proprio ad intense fonti "segue pag.17" luminose che, in qualche modo, ingannano il normale oscuramento. Per fare altri esempi, si pensi alle migrazioni degli uccelli che si svolgono ciclicamente secondo precise vie aeree e che possono subire deviazioni proprio per effetto dell’intensa illuminazione delle città o alla microfauna che dalle campagne è attirata verso le città dove muore e con la trasmigrazione
lascia senza cibo la fauna delle campagne. Le lampade gestite dalle Amministrazioni Pubbliche in Italia sono circa 8 - 9 milioni. Le nostre città in estate sono sempre più calde ed danno luogo all'ozono. Sono stati messi in campo piani di intervento per far diminuire la concentrazione di ozono (stato allotropico della molecola di ossigeno; l’ozono è composto da 3 atomi di ossigeno, O3) a terra. L’ozono viene prodotto dalla azione dei raggi solari che scompongono le molecole presenti nei gas di scarico delle autovetture. Non è noto nessuno studio sull’influenza che esercita la luce notturna su questo fenomeno. Grandi città stanno incrementando notevolmente l’illuminazione pubblica senza aver prima valutato gli impatti ambientali conseguenti! Una notazione curiosa: negli Stati Uniti in un parco pubblico illuminato a giorno alcuni orsi hanno distrutto i vari lampioni in quanto disturbavano il riposo di questi simpatici animali.
e) fisico e psicologico. Nell'uomo i riflessi sono metabolici e psichici; la troppa luce o la sua diffusione in ore notturne destinate al riposo provoca disturbi della personalità; quante persone di notte, nella propria casa, per riposare sono costrette a chiudere completamente le serrande/tapparelle? Oltre che dal rumore e dall'inquinamento atmosferico, l'uomo deve difendersi dalla luce amica. Riflettiamo un attimo e immaginiamoci le serate di 2.000 anni fa, avvolte dal silenzio, dall'aria pura e dal buio.
f) sicurezza. Ogni volta che si parla di questi problemi, si spende sempre una parola che ha molta presa sull’opinione pubblica “SICUREZZA”. Con questo termine si ottiene un salvacondotto che permette di predisporre qualsiasi tipo di impianto. Ma la criminalità, in special modo nelle grandi città illuminate a giorno, non è in aumento? Le norme prevedono solo limiti minimi di illuminazione senza preoccuparsi eccessivamente dei flussi superiori e di quanto viene disperso lateralmente o lungo l’asse ottico. Il Codice della Strada che contiene norme riguardanti fenomeni di abbagliamento e di prescrizioni concernenti la pubblicità stradale, non viene rispettato molto. Gli impianti mal progettati provocano innumerevoli inconvenienti ed incidenti alla circolazione stradale. Si parte da verie propri abbagliamenti a quello che noi definiamo inquinamento ottico, dovuto alla continua sollecitazione dei nostri occhi esposti alla luce diretta delle lampade. A causa degli abbagliamenti si può addirittura perdere il controllo del veicolo. Con danni ai mezzi ed alle persone. Proviamo a fare un esempio: si esca da un grande aeroporto o da una galleria mal illuminata: si proverà un senso di cecità, la prima reazione di chi è sciocco sarà: ma come mai la strada è buia, perché non la illuminano? La realtà è un’altra: quando si esce l’occhio che ha subito un abbagliamento richiede decine di minuti perché si riabitui al buio. L’esperienza Galileiana dimostra ciò che è stato asserito e gli astrofili ben lo sanno, infatti quando vanno ad osservare in campagna, devono attendere circa un’ora per rilevare le stelle "segue pag. 18"visibili ad occhio nudo (magnitudine apparente pari a 6 circa) e si badi che passata quell’ora vediamo a centinaia di metri di distanza senza uno straccio di luce nel raggio di chilometri!